
la vita del Beato Gherardo Boccabadati Maletta

Gli amici di Gherardo hanno voluto questa targa in sua memoria ed è esposta presso la Chiesa di San Francesco a Modena
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la vita del Beato Gherardo Boccabadati Maletta
Per motivi di salute dello strumento e canale Rina Pirani Natalini, l'Entità ha deciso di ritirarsi dopo 33 anni. Le spoglie del frate sono custodite sotto l'Altare della Chiesa di San Francesco a Modena. Tutta la vita del frate è descritta nella trilogia CHE CI CREDIATE O NO E' ANDATA COSI' edita dalla CTL di Livorno e disponibile presso la stessa, oppure presso l'autrice inviando e-mail a ilmiocanekiwi@gmail.com, oppure ordinandola sui distributori web, alla Feltrinelli, alla Mondadori. Nel 2023 presso la Chiesa succitata è stata posta una targa dedicata alla vita del Beato Gherardo B.M. voluta dagli amici che hanno condiviso la sua energia di frate disincarnato. Grazie della visione da Rina Pirani Natalini

restauro della Teca contenente i resti del Beato

mio marito Sergio che restaura la Teca del Beato G.B.Maletta

la Teca e la sua Immagine ogni anno vengono esposte durante la celebrazione della Messa, la terza domenica del mese di giugno
la vita del Beato Gherardo Boccabadati Maletta
Gherardo Boccabadati Maletta nacque a Modena da una famiglia di nobile origine, tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo.Il Beato è ricordato per essere stato un predicatore di Pace, «tra i più celebri del suo tempo» nonché «intimo amico», come riferisce Salimbene de Adam da Parma, e discepolo di San Francesco.Boccabadati, infatti, è menzionato nell'Historia Satyrica di frate Paolino da Venezia a fianco dello stesso Santo nell'episodio della Predica agli uccelli.Tra le numerose cronache che raccontano la vita del Beato quella di Frate Salimbene de Adam è considerata la fonte principale.Salimbene fu un frate francescano che ebbe un ruolo di particolare rilievo nella vita del Beato: appoggiò dapprima la sua domanda di ammissione all'Ordine e successivamente lo seguì nei suoi numerosi viaggi.Seguendo l'esempio di San Francesco, il Beato fu tra i primi francescani a portare il messaggio di Pace in quelle città in cui imperversavano le lotte tra fazioni, prime tra tutte quelle dei Guelfi e dei Ghibellini.Tra le città in cui Il Beato predicò si ricordano Parma, Modena, Genova, Venezia e Ferrara.Le cronache di Salimbene e di Frate Flaminio da Parma descrivono anche il modo in cui il Beato era solito predicare: si recava in una piazza e saliva su un palchetto portatile in legno; dopodiché il popolo lo ascoltava «rapito in estasi giocondissima». I suoi interventi riguardavano soprattutto il riconoscimento e il consolidamento delle iniziative pacifiche da lui mediate, includendo la difesa dei privilegi e dei possedimenti del clero e degli istituti religiosi, l'inquisizione degli eretici, la protezione di orfani e vedove, la tutela della moralità.Tra i numerosi episodi di predicazione del Beato si ricorda in particolare quello della città di Parma del 1233.Salimbene, testimone diretto, riferisce come il Consiglio della città in seguito alle predicazioni del Beato investì quest'ultimo del potere di Podestà con ampio mandato per poter porre fine alle lotte tra i dissidenti e riformare gli statuti.Anche nella sua città natale, dilaniata nel XIII secolo da discordie e da odii tra famiglie, Boccabadati riuscì comunque a portare la Pace e a operare conversioni.È questo il caso di Giovanna degli Adelardi, nobildonna modenese che, in seguito ad una eloquente predicazione del Beato, divenne monaca di Secondo Ordine (delle Clarisse) e fondò il convento di Santa Chiara a Modena. Sempre per effetto delle sue predicazioni, secondo il racconto di Bartolomeo da Pisa, Giacomo Michiel avrebbe donato ai francescani l'isola della Laguna di Venezia su cui sarebbe poi sorto il convento di San Francesco del Deserto.Secondo alcune fonti il Beato avrebbe avuto anche numerose visioni.Lo storico francescano Luca Vadingo riferisce della visione sulla prigionia del re di Francia Luigi IX ad opera dei saraceni che Il Beato avrebbe avuto durante una predicazione nella piazza di Costantinopoli nel 1250.Un'altra mirabile visione del Beato, raccontata da Salimbene, riguarderebbe la malattia di un frate conosciuto come Giacomino: nell'infermeria dei Frati Predicatori della città di Bologna, frate Giacomino avrebbe avuto a sua volta una visione del Beato che lo rassicurava riguardo la sua imminente morte.Nei suoi ultimi anni di vita, frate Gherardo fu chiamato nella città di Ferrara per portare tregua tra le fazioni in lotta sotto la tirannia dei Salinguerra, e qui si ammalò gravemente.Dopo aver fatto ritorno a Modena, morì nella sua città natale intorno al dicembre del 1257.Come riporta Salimbene, le sue spoglie furono inumate sotto l'Altare Maggiore della Chiesa di San Francesco di Modena, dove ancora oggi si trovano nonostante cinque traslazioni avvenute nel corso dei secoli (nel 1542, nel 1601, nel 1772, nel 1799 e nel 1926).Molti prodigi gli furono attribuiti dopo la morte e presto la Chiesa lo annoverò tra i Beati e tra i Santi.Non conosciamo con esattezza le date di beatificazione e di santificazione; tuttavia, sappiamo che Boccabadati nel 1335 era già annoverato come Santo grazie a un catalogo di Santi francescani dell'epoca.Ogni anno, la terza domenica del mese di giugno, viene celebrata una Messa in suo ricordo.
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Preghiera recitata la terza domenica di giugno per ricordare il Frate Gherardo Boccabadati Maletta nella Parrocchia di San Francesco a Modena

Parrocco di allora era Don Ermanno Pollastri





da G:
Ci sarà un perché ho scelto di essere un airone nella materia per inviarvi messaggi e conferme, il perché sta nella semplicità del mio Maestro Francesco di Assisi…ero con Lui alla predica degli uccelli ed io in quel momento stavo formando dentro di me quell'airone che poi nei secoli è rimasto il mio modo per giungere a voi tutti.
Per trasmettere Dio al mondo hai bisogno di un corpo frate Rufino
COMUNE DI PARMA
ricerca dal web del febbraio 2026
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5 – FRA GHERARDO BOCCABADATI Nato a Modena nel 1200 ca. Deceduto a Modena nel 1257. Francescano, Podestà di Parma dal 1247 al 1257. Gherardo Boccabadati fu un frate francescano vissuto nel XIII secolo, noto per la sua attività di predicatore nonché di mediatore e pacificatore. Nacque a Modena agli inizi del 1200, da una delle famiglie più importanti della città, i Boccabadati. Entrato assai presto nell'ordine dei frati minori, fu tra i primi seguaci di san Francesco, di cui fu amico e intimo. Fonti francescane lo citano accanto a Francesco nell'episodio della predica agli uccelli. Nel maggio del 1230 partecipò al Capitolo generale in cui fu compiuta la traslazione del corpo di Francesco dalla chiesa di san Giorgio in Assisi alla basilica, appena edificata in suo onore. Nel medesimo anno fu uno dei componenti che parteciparono alla importante delegazione a Roma presso papa Gregorio IX, per risolvere questioni attinenti l'Ordine dei Minori. Francesco, prossimo al termine della sua vita, nel 1226, aveva emanato una disposizione, nota come "Testamento", per la quale imponeva ai frati di non fare modifiche né interpretazioni della propria regola, ma che la stessa venisse semplicemente applicata così come era scritta. Tale rigore dispositivo aveva creato sofferenze e divisioni all'interno dell'Ordine francescano, per cui nel 1230 una delegazione guidata dal generale Giovanni Parenti, succeduto ad Elia nel 1227, si era recata a Roma per presentare a papa Gregorio IX le proprie osservazioni. Di quella importante delegazione aveva fatto parte lo stesso Gherardo Boccabadati. Papa Gregorio risolse la questione con la bolla "Quo elongati" del 28 settembre 1230, con la quale si riduceva alquanto il rigore applicativo. L'attività di pacificatore e mediatore di frate Gherardo è attestata da vari episodi. Nel settembre del 1243 si trovava con altri due frati francescani, proveniente dalla Puglia, nella città di Traù, sulla costa dalmata, ed ivi alla presenza del vescovo aveva concluso un accordo tra il comune di Traù e quello di Spalato. Altri importanti episodi di riconciliazione di cui è stato operatore Gherardo si rinvengono all'interno dello stesso Ordine francescano. Favorì la riconciliazione tra frate Alberto di Parma, ministro della Provincia francescana di Bologna, con frate Elia, ridivenuto generale dell'Ordine nel 1232. Con frate Elia, che era stato anch'esso tra i primi seguaci di Francesco, Gherardo era legato da un antico rapporto di amicizia. La principale fonte di informazione sull'attività di fra Gherardo è costituita dalla Cronica di fra Salimbene de Adam. E' lo stesso fra Salimbene a fornire le prime informazioni su fra Gherardo, sulla sua provenienza e sulla sua amicizia con il fondatore Francesco : " Gherardo da Modena…quando era ancora secolare, era chiamato Gherardo Maletta. Fu originario di ricca e potente famiglia, cioè dei Boccabadati. Egli fu uno dei primi frati, cioè dell'Ordine dei frati Minori, non però dei dodici. Fu amico, confidente del beato Francesco e talvolta fu suo socio. Fu uomo molto cortese, aperto e splendido, pio, onesto e molto morigerato; misurato in tutte le sue parole e le sue azioni. Fu un uomo di poca cultura, di grandi doti oratorie, ottimo ed elegante predicatore. Voleva arrivare in tutte le parti del mondo." (1) Per quanto riguarda la funzione di mediatore svolta da fra Gherardo nei confronti di tra frate Alberto da Parma ed il generale Elia, così riporta nella sua Cronica: "Elia deponeva i ministri anche senza colpa dall'esercizio del loro ufficio; li privava dei libri; proibiva loro la predicazione e le confessioni e ogni legittima attività… In questo modo esonerò dall'ufficio frate Alberto da Parma, ministro di Bologna, uomo di santissima vita e comandò a frate Gherardo da Modena (che a mezzo di lettera, sostituì il ministro deposto) che glielo conducesse davanti con addosso il cappuccio da novizio. Ma frate Gherado, che era uomo delicatissimo, non disse nulla della faccenda al ministro e gli propose con molto tatto di associarsi a lui per andare a visitare i luoghi del beato Francesco. Andarono dunque tutti e due insieme, finché non arrivarono ad Assisi. Essendo poi frate Gherardo vicino alla stanza di frate Elia con frate Alberto, tirò fuori da sotto il petto due cappucci da novizio. E lui se ne mise uno e l'altro lo diede al ministro di Bologna, dicendo "Mettilo, padre, e aspettami finché non torno da te". Entrato dunque da Elia, frate Gherardo si prostrò ai suoi piedi dicendo: "Ho compiuto la vostra ubbidienza portandovi il ministro di Bologna col cappuccio da novizio, e ora aspetta fuori col proposito di fare qualunque cosa vorrete comandargli", Quando Elia sentì queste parole, si allontanò da lui ogni sentimento di indignazione e il suo spirito, gonfio di risentimento contro il ministro di Bologna, si calmò… Introdotto dunque frate Alberto, fu ristabilito nel suo grado anteriore. E di più ottenne, per i buoni uffici di frate Gherardo, molte concessioni a favore della sua provincia" (2) Dopo la scomunica di frate Elia da parte di papa Gregorio, Gherardo fu incaricato dal nuovo generale Giovanni Buralli di Parma, di recarsi presso l'amico Elia che dimorava nel convento di Celle a Cortona (entrambi avevano simpatie verso l'impero di Federico II) per invitarlo a fare atto di obbedienza e di riconciliarsi con l'Ordine. Per quanto Elia stimasse il ministro generale Giovanni da Parma, (si era dichiarato pronto a gettarsi ai suoi piedi e confessare le proprie colpe), purtroppo la riconciliazione non avvenne, per le diffidenze di Elia verso i ministri provinciali e la stessa Curia romana. (3) Così riporta fra Salimbene nella sua Cronica: "Dunque frate Gherardo da Modena stette un giorno intero nel convento di Celle di Cortona, in familiare colloquio con frate Elia, e si sforzò quanto poté per fargli cambiare idea e convincerlo ad ubbidire con tutti i suoi compagni ai comandi dell'Ordine…..Si affaticò dunque inutilmente frate Gherardo, perché Elia non si volle convincere….Intanto frate Gherardo passò tutta la notte seguente e tutta la notte gli parve che i diavoli svolazzassero per il convento e attorno come pipistrelli….Arrivato il mattino e riavutosi, si allontanò in fretta col suo socio e riferì per bene al generale quello che aveva visto e sentito. (4) Fra Gherardo svolse anche un'attività diplomatica per conto della Curia romana. Nell' anno 1249 si recò a Costantinopoli unitamente al parmigiano Giovanni Buralli, generale dell'Ordine dal 1247, che era stato inviato da papa Innocenzo IV per una missione presso Giovanni III, duca di Vatatzes, imperatore bizantino di Nicea, per convincerlo a ritirare il suo sostegno a Federico II, di cui era genero, in vista di una possibile rappacificazione tra cattolici ed ortodossi. Nel ritorno da Costantinopoli, fra Gherardo fu incaricato inoltre dal suo generale di una visita presso la provincia francescana in Romania. Gherardo Boccabadati si lega inoltre alla storia di Parma per due circostanze: la sua presenza a Parma durante il moto devozionale conosciuto come l'Alleluia, con la conseguente assunzione di incarichi pubblici e i suoi rapporti con il giovane Salimbene, di cui aveva appoggiato l'ingresso nell'ordine dei frati minori e con il quale rimarrà anche successivamente in rapporti di amicizia. L'Alleluia fu un movimento di devozione popolare che coinvolse le città emiliane nell'anno 1233. Erano anni in cui molti comuni dell'Italia settentrionale erano travagliati sia per conflitti tra di loro sia per continue divisioni interne. I rapporti tra il papa Gregorio IX e l'imperatore Federico II non erano buoni ed ispirati ad una reciproca diffidenza (che sfocerà negli anni seguenti in aperto e duro conflitto), e questo si ripercuoteva nei gruppi e nelle fazioni all'interno dei centri urbani. Assai frequenti erano gli omicidi, i tumulti e le sommosse. La pena ordinaria per questi delitti era il bando, dal quale il colpevole non veniva prosciolto se non facendo pace con l'avversario. Il moto devozionale aveva preso le mosse da un tal frate Benedetto, che non apparteneva ad alcun ordine religioso, uomo semplice e senza cultura, ma molto amico dei frati minori. Era un predicatore itinerante che provenendo dalla valle spoletana aveva attraversato varie città emiliane invitando le popolazioni alla conversione e alla pacificazione generale. Siccome portava una piccola tromba con la quale suonava e attirava l'attenzione era stato soprannominato frate Cornetta. Era giunto a Parma nell'anno 1233, mentre era vescovo Grazia, ed erano in corso i lavori per la costruzione del palazzo vescovile di fronte alla facciata della cattedrale. Fra Salimbene riporta nella Cronica di aver ben conosciuto frate Cornetta con il quale era in familiarità e con il quale aveva mantenuto rapporti anche successivamente. (5) Sull'esempio di frate Cornetta, varie città furono percorse da numerosi predicatori appartenenti sia ai frati minori che a quelli di san Domenico, che invitavano anch'essi ad un generale pentimento e pacificazione. Vennero a Parma frati dei due ordini come i predicatori domenicani fra Giovanni da Vicenza, il vicentino fra Bartolomeo Breganze ed il teologo fra Giacopino da Reggio, originario di Parma, e i frati minori Leone da Perego (che diverrà arcivescovo di Milano) e lo stesso Gherardo Boccabadati di Modena. Era podestà in quell'anno il genovese Ansaldo de' Mari, che era stato uno dei più solleciti a promuovere anche a Parma la stipulazione di queste riappacificazioni. Fra Salimbene, che aveva allora dodici anni, abitava di fianco al palazzo del vescovo, seguiva con grande attenzione le prediche che venivano svolte sulla piazza della cattedrale, così ricorda nella Cronica il tempo dell'Alleluia: "Fu dunque l'Alleluia-come poi in seguito fu chiamato-un certo tempo di tranquillità e di pace, durante il quale le armi di guerra furono completamente bandite; tempo di giocondità e allegrezza, di gioia e di esultanza, di canti e di giubilo. E cantavano nenie e lodi divine i cavalieri e i fanti, i nobili e i popolani, i cittadini e i campagnoli, i giovani e le ragazze, i vecchi insieme agli adolescenti. E in tutte le città d'Italia c'era questa devozione. E io vidi che nella mia città di Parma ogni parrocchia voleva avere il suo stendardo per via delle processioni che si facevano, e voleva che sullo stendardo fosse raffigurata la scena del martirio del suo santo patrono…E anche arrivavano dai paesi in città con gli stendardi e in comitive numerosissime, uomini e donne, bambini e bambine a sentire le prediche e a benedire il Signore…E portavano in mano rami di albero e candele accese. E si tenevano predicazioni alla sera, al mattino e a mezzogiorno…Nessun sentimento d'ira in loro, nessun turbamento, nessuna discordia, nessuna lite e nessun rancore. Si comportavano in ogni cosa pacificamente e affabilmente…. In verità si comportavano proprio in questo modo, come vidi coi miei occhi…(6) Le prediche di frate Gherardo da Modena dovevano avere particolarmente colpito il giovane Salimbene, che, testimone oculare, ne ha mantenuto un vivo ricordo come riporta in vari passi della sua Cronica "Fu impegnato nella devozione dell'Alleluia anche frate Gherardo da Modena, dell'Ordine dei frati Minori, che fu protagonista di episodi straordinari e fece molte cose buone, come io vidi coi miei occhi" (7) "Non si può passare sotto silenzio una cosa: al tempo della già detta devozione, questi celebrati predicatori si riunivano di tanto in tanto in qualche luogo e programmavano le loro predicazioni, riguardo al luogo, al giorno, all'ora, al tema. E uno diceva all'altro: "Mi raccomando, attieniti a quanto abbiamo stabilito" E così, puntualmente avveniva tutto come avevano concordato. Stava dunque frate Gherardo, come vidi coi miei occhi, nella piazza del comune di Parma (o altrove, dove voleva)sopra un palchetto di legno, che aveva fatto apposta per le prediche, e smetteva di parlare, e –mentre la gente restava in attesa- si tirava il cappuccio sulla testa, quasi si immergesse nella meditazione di qualcosa riguardo a Dio. Poi dopo una lunga pausa, rimosso il cappuccio, diceva alla gente, che aspettava col fiato sospeso, quasi citasse l'Apocalisse 1: "Fui rapito in estasi nel giorno del Signore e ascoltai il nostro diletto fratello Giovanni da Vicenza, che sta predicando vicino a Bologna, sulla ghiaia del fiume Reno, davanti a moltissima gente e tale fu l'inizio della sua predica: "Beata la nazione che ha Dio per suo Signore, beato il popolo eletto da Dio come sua eredità". Lo stesso diceva di frate Giacomino; lo stesso dicevano gli altri di lui. Si meravigliavano gli astanti e mossi dalla curiosità, mandavano dei corrieri per sapere se era vero quello che dicevano gli uni degli altri. E costatando che quanto detto corrispondeva a verità, restavano indicibilmente stupiti e molti, abbandonando le cose del mondo, entrarono nell'Ordine dei frati Minori e dei frati Predicatori. E in diversi modi e in molte parti del mondo come io vidi coi miei occhi, al tempo di quella devozione si fecero cose buone" (8) La forza persuasiva delle prediche di fra Gherardo fa tale da impressionare ed influenzare non solo il popolo parmigiano, ma gli stessi governanti del comune che giunsero addirittura ad acclamarlo podestà di Parma concedendogli ampi poteri sia per creare alleanze e consolidare paci, ma anche addirittura di modificare a sua discrezione gli stessi statuti comunali. Un caso singolare ed unico nella storia di Parma. Un frate che governa la comunità e comanda sui parmigiani, che liberamente si assoggettano alle sue disposizioni. Padre Ireneo Affò nella sua "Storia della città di Parma" riferisce che i parmigiani, dopo aver licenziato il podestà Ansaldo, avevano acclamato fra Gherardo podestà, il quale, esercitando i nuovi poteri, aveva ricomposto varie controversie ed aveva modificato leggi e statuti. (9) La salutare attività di fra Gherardo Boccabadati ebbe inizio il 29 luglio e si protrasse per alcuni mesi. Aveva richiamato in patria chi era stato bandito in faide precedenti, con la eccezione di coloro che erano stati esiliati per gravi delitti, quali erano quelli che avevano commesso omicidi con tradimento, o che avevano infranta la pace o che avevano falsificato documenti. Aveva assegnato ad alcuni un luogo di dimora, da cui non potevano allontanarsi. Aveva previsto pene per coloro che avessero infranto paci, da loro precedentemente sottoscritte. Riformando gli statuti aveva introdotto norme per regolamentare l'accesso ai pubblici uffici. Aveva previsto la esclusione alla nomina a podestà per coloro che fossero stati riconosciuti eretici o noti scomunicati. Aveva disposto che per ricoprire la carica di console bisognasse aver compiuto i trent'anni di età. Non poteva il comune designare avvocati, se non coloro che avessero esercitato l'attività legale per almeno cinque anni. Tra questi avvocati dovevano scegliersi i migliori per patrocinare le cause del popolo povero e debole, cioè degli orfani, delle vedove e dei miserabili. Aveva previsto che la punizione degli eretici, la cui condanna era riservata al vescovo, fosse eseguita dal comune, quale braccio secolare. Aveva disposto la espulsione dalla città di quelli che con frode imbrogliavano o potevano recare danni al prossimo, quali potevano essere i fabbricatori di veleni, gli incantatori, gli indovini, i falsari. Aveva creato norme per riformare i costumi prevedendo pene per gli adulteri e i rapitori di donne altrui. Si era occupato della tutela dei beni pubblici e della decenza dei luoghi sacri, prevedendo sanzioni per coloro che avessero imbrattato le aree circostanti la cattedrale, il battistero ed il palazzo vescovile. Tali nuove disposizioni, introdotte negli statuti rimasero successivamente a lungo in vigore ( 10) Addirittura gli stessi statuti nelle parti riguardanti le pacificazioni, prevedevano espliciti divieti di modifiche successive con obbligo dei podestà di giurare per mantenerle nella loro interezza. (11) Aveva annullato norme statutarie che avevano in precedenza ridotto diritti previsti per il vescovo, i sacerdoti, le chiese o privilegi per gli Ordini religiosi e i frati mendicanti. Padre Ireneo Affò riporta nella sua storia di Parma vari straordinari eventi avvenuti in quel periodo di penitenza generale, quali episodi di conversioni, di reciproci accomodamenti, di paci e addirittura la fondazione di nuovi ordini religiosi e militari (12) In quel periodo dell'Alleluia, la singolare esperienza di Parma era stata imitata anche altri comuni che avevano dato incarichi pubblici a frati predicatori e minori. A Verona il frate predicatore Giovanni da Vicenza dopo aver svolto in quell'anno 1233 una intensa attività di predicazione nelle campagne veronesi e realizzato numerose pacificazioni era stato eletto podestà (13) . Tuttavia l'esperienza straordinaria di esercizio del potere podestarile da parte di fra Gherardo fu molto breve, non giungendo alla fine di quel medesimo anno. Fu la sua correttezza ed imparzialità verso le varie fazioni locali a creare risentimenti nei suoi confronti. In particolare turbò un potente parmigiano, Bernardo di Rolando Rossi, cognato del cardinale Sinibaldo Fieschi, canonico della cattedrale di Parma, che diverrà papa nel 1243 col nome di Innocenzo IV. Probabilmente la simpatia e la vicinanza di fra Gherardo verso le posizioni ghibelline ed imperiali fu la causa di calunnie nei suoi confronti, tali ad indurlo ad abbandonare la carica e di ritornare nel suo convento francescano. Fra Salimbene così ricorda nella sua Cronica: "Al tempo di quella citata devozione, i parmigiani attribuirono a lui, fra Gherardo, l'autorità in Parma, perché fosse loro podestà e riconciliasse in pace coloro che erano in guerra. E così fece. Perché riconciliò molti nemici. Tuttavia nella composizione di una certa pace incappò nella calunnia e irritò il signor Bernardo di Rolando Rossi, cognato del papa signor Innocenzo IV, per il motivo che non aveva sufficientemente accontentato alcuni amici suoi. Infatti frate Gherardo teneva molto per la parte dell'impero (14) La seconda circostanza che lega fra Gherardo Boccabadati alla storia di Parma è il suo rapporto con Salimbene de Adam, per il quale si operò al fine di favorirne l'ingresso nell'Ordine dei minori, e col quale rimase in stretta fraternità negli anni successivi, avendolo anche come compagno di viaggio. Fu il Boccabadati a presentare ad Elia, generale dell'Ordine, il giovane Salimbene che appena sedicenne aveva fatto domanda di ammissione. Era la sera del 4 febbraio 1238, vigilia di Sant'Agata ed Elia si trovava a Parma di passaggio diretto a Cremona, ove, per incarico di papa Gregorio IX, doveva incontrare l'imperatore Federico II, con il quale era in buoni rapporti. Questa qualità di reciproca buona conoscenza del papa e dell'imperatore lo rendeva particolarmente idoneo alla funzione di mediatore. Era vescovo di Parma in quel periodo Martino da Colorno, già canonico e tesoriere della cattedrale e podestà era Gherardo da Correggio Fra Salimbene cita nella cronica la presenza attiva di fra Gherardo che aveva favorito il suo ingresso nell'Ordine francescano in due passi: "Lui pregò per me frate Elia, Ministro Generale dell'Ordine dei frati minori, perché mi ricevesse all'Ordine; e frate Elia lo esaudì, mentre stava a Parma nell'anno del Signore 1238" ( 15) E c'era là frate Gherardo da Modena, quando fui ricevuto; e parlò lui a mio favore, perché fossi ricevuto, e fu esaudito. (16) Era in quel momento in avanzata fase di costruzione a Parma la chiesa dedicata a San Francesco, nell'area denominata Prato di Sant'Ercolano, sita a nord-est, in prossimità dei due maggiori canali che attraversavano la città. In quel luogo anticamente i parmigiani vi tenevano il mercato e le fiere e, in varie occasioni, si svolgevano, per gioco, combattimenti con le armi. Lo spostamento del mercato nel luogo denominato Ghiara sito tra il ponte di mezzo e la chiesa di san Bartolomeo, al fine di rendere libera l'area da destinare all'edificazione del convento dei frati minori venne decisa nel 1227, poco dopo la morte di Francesco, la cui memoria era ancor ben viva a Parma. Secondo un'antica tradizione Francesco di Assisi era stato a Parma a predicare nel 1221, e molti parmigiani a seguito delle sue prediche avevano desiderato una presenza stabile dei frati minori nella città. E' possibile che i primi frati minori fossero giunti poco dopo tant'è che, subito dopo la canonizzazione di Francesco avvenuta nel 1228, si erano avviate le iniziative (come in altre città d'Italia) per la costruzione della chiesa. E' assai probabile che le prime abitazioni dei frati fossero proprio nel luogo in cui stava sorgendo la nuova costruzione, nella cui area già era presente un piccolo oratorio. Secondo quanto riporta Padre Ireneo Affò, i frati vi erano comunque stabilmente presenti dal 1233, anche se le edificazioni non erano del tutto terminate. Ivi doveva esservi probabilmente la foresteria ove era ospitato il ministro generale Elia, nel suo passaggio a Parma, e dove aveva incontrato i vari notabili parmigiani. E quindi in quel luogo doveva essere avvento l'ingresso nell'ordine di Salimbene, alla presenza di frate Gherardo e del Ministro Generale Elia. Elia era stato il principale promotore della costruzione della basilica di Assisi, ne aveva seguito i lavori e data la sua esperienza e il suo ruolo di capo dell'ordine, è probabile che abbia visionato i lavori in quel momento in corso a Parma. Fra Salimbene ricorda che fra Gherardo girava per tutta l'Italia predicando e facendo miracoli e in molti casi era stato suo compagno di viaggio (17) Fra Salimbene ricorda anche che è stato compagno di malattia di Gherardo, il quale evidentemente lo aveva curato, perché citando casi di frati che assistevano malati, così ricorda: "Ogni volta che mi ritorna in mente frate Gherado da Modena, mi ricordo di quella sentenza dell'Ecclesiastico "Meglio l'uomo che manca di sagacità ed è privo di scienza, ma è timorato, di colui che è provveduto di avvedutezza e trasgredisce la legge dell'Altissimo". Insieme a frate Gherardo io fui ammalato a Ferrara" (18) Fra Gherardo morì a Modena nel dicembre 1257, fu sepolto nella chiesa dei frati minori (poi dedicata a san Francesco) in un sepolcro di pietra, circondato subito da un alone di santità. Salimbene racconta che nel giorno stesso della sua morte fra Gherardo apparve a fra Giacomino da Parma, mentre questi si trovava ammalato nella infermeria del convento dei frati predicatori di Bologna, predicendogli di lì a poco il suo ingresso in paradiso: A questo fra Giacomino…. apparve fra Gherardo da Modena… e familiarmente parlò con lui dicendo: "Sono nella gloria di Dio, alla quale presto Cristo ti chiamerà, per ricevere da lui la mercede piena della tua fatica, ed abiterai per sempre con lui che hai servito devotamente" Detto questo, frate Gherardo scomparve. E frate Giacomino riferì ai suoi frati quello che aveva visto, e ne ebbero gioia. E avvenne per fra Giacomino come aveva detto fra Gherardo, poiché dopo pochi giorni si addormentò nel Signore. (19) Eventi straordinari continuarono anche in anni seguenti, come riporta fra Salimbene "per mezzo suo Dio si degnò di operare molti miracoli" (20) Gherardo Boccabadati, già incluso in un catalogo dei santi francescani dal 1335, è considerato beato, la sua urna funeraria è custodita sotto l'altare maggiore della chiesa di san Francesco a Modena ed è festeggiato nella terza domenica di giugno. In occasione delle celebrazioni del 1986, come anno internazionale della pace, il ministro provinciale dei frati minori, padre Berardo Rossi, unitamente ad alcuni frati della chiesa S.S. Annunziata fece visita al sindaco di Parma, Lauro Grossi per donargli un ritratto del beato Gherardo Boccabadati, opera d'arte eseguita dall'artista Bianca Brozzi. La cerimonia si svolse il 15 novembre 1986 presso la sala del consiglio comunale di Parma, alla presenza del vescovo di Parma Benito Cocchi, del vicario Franco Grisenti, diversi assessori, alcuni esponenti delle comunità francescane e l'autrice del quadro. La consegna del ritratto aveva lo scopo di mantenere viva la memoria di un frate di epoca medievale che si era ben adoperato per il bene della comunità parmense. Note (1) fra Salimbene- Cronica p. 106 (2) fra Salimbene-Cronica p 149-150 (3) fra Salimbene-Cronica p 238 (4) fra Salimbene- Cronica p 238 (5) fra Salimbene- Cronica p 101 (6) fra Salimbene- Cronica p 99 (7) fra Salimbene- Cronica p 106 (8) fra Salimbene-Cronica p 108 (9) Affò, Storia Parma, vol. III p 154 (10) Affò, Storia Parma, vol. III p 154-157 (11) Statuta Communis Parmae p VI (12) Affò, Storia Parma vol. III p160-162 (13) Affò, Storia Parma vol. III p156 (14) fra Salimbene-Cronica p 106 (15) fra Salimbene-Cronica p 106 (16) fra Salimbene- Cronica p136 (17) fra Salimbene- Cronica p 864 (18) fra Salimbene-Cronica p 108 (19) fra Salimbene- Cronica p104 (20) fra Salimbene- Cronica p 108 Bibliografia -Salimbene de Adam, Cronica , trad Berardo Rossi, MUP 2007 - Ireneo Affò, Storia della città di Parma, 1793 -Statuta Communis Parmae digesta anno MCCLV, a cura A. Ronchini, 1855 -Comunità S. Francesco, Brevi cenni sulla vita del beato Gherardo Boccabadati, Modena 1958 -Gherardo Boccabadati in Enciclopedia Treccani
https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/0800114759

Altare Maggiore
della Chiesa San Francesco (MO)
Celebriamo oggi la festa del
Beato Gherardo Boccabadati,
frate modenese e fondatore della nostra chiesa ad onore di Francesco. Rivolgiamo al signore questa preghiera.
O Signor padre della chiesa, che hai chiamato gli uomini perché formassero un popolo che rendesse grazie al tuo nome e lavorassero per il tuo regno, annunciando il tuo vangelo, ti rendiamo grazie per tutti gli uomini santi che in ogni tempo e in ogni luogo hanno accolto con fede l'annuncio del tuo vangelo, per tutti i testimoni fedeli che nelle diverse lingue hanno fatto conoscere agli uomini il tuo affetto per loro; ti rendiamo grazie per gli apostoli e tutti i tuoi discepoli che, nell'udire la tua parola, hanno lasciato le loro reti di pescatori e le loro occupazioni e ti hanno seguito e, dopo la tua morte, hanno annunciato in tutto il mondo le grandezze del tuo amore; ti ringraziamo per il beato San Francesco che, povero tra i poveri, ha scelto di vivere secondo il tuo vangelo, andando di città in città ad annunciarlo con forza e letizia; ti preghiamo, o Signore, per il beato Gherardo Boccabadati che seguendo l'esempio di San Francesco e volendo vivere secondo la tua parola, ha lasciato la testimonianza nella nostra città, della tua presenza in questa bella chiesa; fa che anche noi, preceduti da un così grande numero di testimoni, possiamo imitarne la vita, la carità, la fede.
Per Cristo Nostro Signore!


